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🇮🇹 Dal Bollettino Economico della Banca d’Italia 1/2026 Credito bancario e imprese indebitate: la sele

2026-01-24 08:43

Redazione PAOLETTY

✅ LETTURE DELL'ECONOMIA,

🇮🇹 Dal Bollettino Economico della Banca d’Italia 1/2026 Credito bancario e imprese indebitate: la selezione finanziaria come nuovo regime strutturale

(Seconda puntata di una serie di approfondimenti a partire dal Bollettino Economico della Banca d’Italia, n. 1/2026)La lettura congiunta delle sezioni

(Seconda puntata di una serie di approfondimenti a partire dal Bollettino Economico della Banca d’Italia, n. 1/2026)

La lettura congiunta delle sezioni dedicate al credito, alla solidità degli intermediari e alla posizione finanziaria delle imprese nel Bollettino Economico della Banca d’Italia n. 1/2026 consente di cogliere una trasformazione che va ben oltre la fase congiunturale: il credito bancario non opera più come fattore neutro di accompagnamento del ciclo economico, ma come meccanismo strutturale di selezione.

La dinamica del credito alle imprese, che nel corso del 2025 ha mostrato una contrazione in termini nominali e una stagnazione in termini reali, non può essere interpretata esclusivamente come riflesso di una domanda debole. Il Bollettino segnala come, a fronte di una moderata ripresa degli investimenti in alcuni comparti, l’offerta bancaria continui a manifestare una forte prudenza, soprattutto nei confronti delle imprese caratterizzate da livelli elevati di indebitamento e da una struttura finanziaria fragile.

Questo dato è centrale, perché indica che il canale del credito non sta semplicemente rallentando: sta cambiando funzione.

1. L’indebitamento delle imprese come variabile discriminante

Secondo le evidenze riportate da Bankitalia, il rapporto tra debito finanziario e valore aggiunto delle imprese italiane rimane su livelli storicamente elevati per una quota significativa del tessuto produttivo, in particolare tra le PMI. Sebbene la fase di rialzo dei tassi abbia rallentato l’accumulazione di nuovo debito, l’eredità del periodo di finanziamento abbondante e a basso costo continua a pesare sui bilanci.

Il Bollettino mostra come la crescita degli oneri finanziari, pur attenuatasi rispetto al picco del 2023–2024, continui a incidere in misura significativa sulla redditività operativa di molte imprese. In particolare, emerge una polarizzazione crescente: le imprese con margini operativi più robusti e una gestione finanziaria strutturata hanno assorbito l’aumento del costo del debito senza compromettere la continuità aziendale; le imprese più indebitate, al contrario, mostrano segnali di tensione che si riflettono nella capacità di rimborso e nella qualità del credito.

Non è un caso che il Bollettino richiami l’attenzione sulla sostenibilità del debito nel medio periodo, più che sulla sua dimensione assoluta. Il debito, in sé, non è il problema: lo diventa quando non è supportato da flussi di cassa adeguati e prevedibili.

2. La risposta del sistema bancario: dalla quantità alla qualità del credito

La reazione delle banche a questo contesto è razionale e coerente con il nuovo equilibrio regolamentare e prudenziale. Il Bollettino evidenzia come gli intermediari continuino a rafforzare i criteri di valutazione del merito creditizio, con un’attenzione crescente agli indicatori prospettici di sostenibilità finanziaria.

In particolare, si osserva:

una maggiore enfasi sulla capacità di servizio del debito;

un utilizzo più sistematico di analisi forward-looking;

una riduzione della tolleranza verso posizioni caratterizzate da elevata leva e bassa trasparenza informativa.

Questa evoluzione non è transitoria. È il risultato congiunto di tre fattori strutturali: il nuovo contesto dei tassi, l’esperienza delle crisi recenti e il rafforzamento della vigilanza bancaria. Il credito diventa così uno strumento di allocazione selettiva delle risorse, non più un semplice moltiplicatore della crescita.

3. Le imprese più indebitate: tra razionamento e ristrutturazione silenziosa

Per le imprese con livelli di indebitamento elevati, il quadro delineato da Bankitalia implica una duplice pressione. Da un lato, l’accesso a nuovo credito risulta più difficile e più costoso; dall’altro, il rifinanziamento del debito esistente richiede una dimostrazione sempre più puntuale di sostenibilità.

Il Bollettino segnala come, in questo contesto, stiano emergendo fenomeni di razionamento del credito non dichiarato, nei quali l’offerta bancaria non viene formalmente negata, ma subordinata a condizioni che molte imprese non sono in grado di soddisfare. Questo processo, spesso silenzioso, conduce a una selezione progressiva che penalizza le imprese prive di strumenti di controllo finanziario avanzati.

È importante sottolineare che non si tratta necessariamente di imprese inefficienti dal punto di vista industriale. In molti casi, la fragilità è finanziaria e organizzativa, non produttiva. Ma nel nuovo regime creditizio, questa distinzione tende a perdere rilevanza: ciò che conta è la capacità di dimostrare continuità e governabilità dei flussi.

4. Il ruolo dei flussi di cassa nella valutazione bancaria

Un aspetto che attraversa in modo trasversale il Bollettino è il crescente rilievo attribuito ai flussi di cassa come variabile chiave nella valutazione del rischio. La redditività contabile, pur rimanendo importante, non è più sufficiente a garantire l’accesso al credito.

Le banche, come emerge dalle analisi di Bankitalia, guardano sempre più alla dinamica prospettica della liquidità, alla capacità dell’impresa di generare risorse finanziarie in modo stabile e coerente con il profilo di indebitamento. Questo spostamento riflette una trasformazione profonda del paradigma di valutazione: il bilancio storico cede il passo a una lettura finanziaria orientata al futuro.

In tale contesto, le imprese che non sono in grado di produrre informazioni finanziarie strutturate e credibili si trovano in una posizione di svantaggio crescente, indipendentemente dalle performance passate.

5. Implicazioni sistemiche: una polarizzazione destinata a rafforzarsi

La combinazione di elevato indebitamento, selettività bancaria e centralità dei flussi di cassa produce un effetto sistemico che il Bollettino lascia chiaramente intravedere: una polarizzazione del tessuto imprenditoriale.

Da un lato, imprese finanziariamente strutturate, capaci di adattarsi al nuovo regime e di dialogare efficacemente con il sistema bancario. Dall’altro, imprese che faticano a sostenere il peso del debito accumulato e che rischiano una progressiva marginalizzazione finanziaria.

Questa dinamica non è ciclica, ma strutturale. Essa riflette un cambiamento permanente nel modo in cui il credito viene allocato e gestito, e avrà effetti duraturi sulla composizione del sistema produttivo italiano.

Conclusione – Oltre il debito: la sfida del governo finanziario

Il Bollettino Economico della Banca d’Italia 1/2026 suggerisce con chiarezza che la questione centrale non è la riduzione dell’indebitamento in sé, ma la sua governabilità. In un contesto di credito selettivo, il debito non sostenibile diventa un fattore di esclusione, mentre il debito governato può ancora rappresentare una leva di sviluppo.

Per le imprese italiane, la vera sfida del 2026 non è attendere condizioni monetarie più favorevoli, ma dotarsi di strumenti e competenze in grado di rendere leggibile e credibile la propria sostenibilità finanziaria. È su questo terreno che si giocherà, nei prossimi anni, la differenza tra continuità e marginalizzazione.

Nota di continuità della serie

Nei prossimi articoli analizzeremo:

il ruolo dei flussi di cassa e degli indicatori prospettici nella valutazione del merito creditizio;

il legame tra investimenti, produttività e accesso al capitale;

le implicazioni operative per il controllo finanziario d’impresa in un regime di credito selettivo.

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