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✅ Credito alle imprese a inizio 2026: la ripresa c’è, ma è selettiva (e premia la “leggibilità”)

2026-01-19 15:16

Redazione PAOLETTY

✅ LETTURE DELL'ECONOMIA,

All’inizio del 2026 il credito alle imprese in Italia si presenta con un profilo che potremmo definire “in riapertura controllata”. Dopo una fase in c

All’inizio del 2026 il credito alle imprese in Italia si presenta con un profilo che potremmo definire “in riapertura controllata”. Dopo una fase in cui il costo del denaro e l’incertezza avevano ridotto la propensione a finanziare e investire, la curva torna a muoversi in una direzione più costruttiva: i prestiti alle società non finanziarie sono tornati in territorio positivo e la trasmissione del calo dei tassi ai finanziamenti bancari è ormai visibile. +

Eppure, proprio mentre il quadro generale migliora, emerge con maggiore chiarezza un fatto strutturale: la ripresa non è “universale”. È selettiva. E questa selettività non dipende soltanto dal settore o dalla dimensione dell’impresa, ma sempre più spesso dalla sua capacità di essere letta: dalla qualità della sua rappresentazione finanziaria, dalla chiarezza dei flussi e dalla coerenza tra numeri, strategia e debito.

l primo dato: tassi in discesa e prestiti tornati a crescere

Il segnale più immediato è sul costo del credito. Nel Rapporto mensile ABI di dicembre 2025, il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese risulta in calo al 3,44% a novembre 2025 (da 3,52% il mese precedente; era 5,45% a dicembre 2023). 
Non è un dettaglio: significa che una parte della stretta si è allentata e che le condizioni di mercato hanno ricominciato a favorire l’attività creditizia.

Sul versante delle quantità, le statistiche Bankitalia mostrano che i prestiti alle società non finanziarie risultavano in aumento dell’1,2% su base annua (dato riferito a ottobre 2025, in un contesto di crescita dell’1,8% dei prestiti al settore privato). 
Questo quadro non descrive un credit crunch generalizzato: descrive una fase in cui il credito torna a crescere, ma lo fa in modo più prudente e mirato.

La ripresa non basta: perché molte imprese continuano a “non sentirla”

Ed è qui che si apre la parte più interessante della lettura. In una ripresa “vera”, l’allentamento dei tassi e la ripartenza dei volumi dovrebbero tradursi in un accesso più semplice e diffuso. In realtà, molte imprese percepiscono ancora il credito come difficile, lento, condizionato.

Il motivo è che, dopo anni di volatilità, le banche non stanno tornando a criteri “espansivi” nel senso tradizionale. Stanno spostando il baricentro: meno peso alla semplice relazione e più peso alla valutazione strutturata del rischio. Il credito riparte, ma pretende maggiore qualità informativa.

La Bank Lending Survey (BLS) per le banche italiane, riferita al terzo trimestre 2025, segnala criteri di offerta sui prestiti alle imprese rimasti invariati e una domanda di prestiti in lieve aumento, influenzata anche da maggiori necessità per investimenti fissi e rifinanziamento del debito. 
Questa combinazione è tipica di una fase di transizione: la disponibilità non è bloccata, ma l’intermediario non “insegue” la domanda; la valuta.

Il secondo dato: qualità del credito e default attesi

Un altro elemento che contribuisce alla selettività è la traiettoria attesa dei crediti deteriorati. L’Outlook ABI-Cerved 2025-2027 prevede un tasso di default intorno al 3% nel 2026 (con differenze marcate per area e settore: livelli più elevati nel Sud e Isole, e pressioni maggiori in costruzioni e industria). 
Non è un numero da leggere con allarmismo, ma con realismo: per il sistema bancario significa che la normalizzazione dei tassi non coincide automaticamente con una normalizzazione del rischio.

In questo contesto, è naturale che la banca “premi” imprese che dimostrano solidità e coerenza prospettica, e che chieda maggiore chiarezza a chi presenta profili più complessi o meno trasparenti. La selettività, in sostanza, non è un’anomalia: è la forma che assume il credito quando torna a crescere dopo un ciclo di incertezza.

Il tema vero del 2026 è la visibilità

Se dovessimo sintetizzare la lettura di inizio 2026 in una frase, potremmo dirla così: il credito sta riaprendo, ma non torna indietro.
Non tornerà a essere un mercato dove basta “chiedere” o presentare un bilancio formalmente positivo. Sarà sempre più un mercato dove conta la capacità di mostrare, con chiarezza, la sostenibilità delle scelte: investimenti, assorbimenti di circolante, tensioni di margine, scadenze del debito.

Ecco perché molte imprese, pur in presenza di tassi in calo e prestiti in ripresa, continuano a percepire un ostacolo: non è solo questione di costo del denaro. È questione di leggibilità finanziaria. Nel 2026 la differenza tra chi ottiene credito e chi lo rincorre sarà spesso meno “economica” e più “informativa”: chi sa rappresentarsi meglio, in modo coerente e verificabile, parte con un vantaggio competitivo.

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